Società

Il Fleet manager Cristoph Carnier rivela cosa pensano in Germania della transizione automobilistica

Christoph Carnier, Senior Director – Head of Procurement Category Travel, Fleet & Events presso la Merck, uno dei colossi dell’industria farmaceutica con una presenza globale, ha condiviso alcune riflessioni sulla transizione automobilistica in Germania. L’azienda presso cui opera il fleet manager gestisce una flotta di 2.470 veicoli in Europa, tutti in leasing, di cui oltre il 30% è elettrificato con spina.

“Al momento sembra che siamo in una transizione verso le nuove tecnologie, qualunque cosa siano – osserva Cristoph Carnier – Stiamo assistendo a ingresso di motori elettrici, a celle a combustibile, ibridi e a combustione a basso consumo o con eFuel. Una cosa è certa, ci sarà un cambiamento verso motori più sostenibili mentre restano in funzione gli altri, ma quello che attualmente mi manca è la visione a 360°”. In particolare, il manager si riferisce ai dati sulla produzione e l’approvvigionamento, “elementi non molto visibili per i clienti” e che invece “dovrebbero essere una parte cruciale”.

Merck ha dedicato un budget mensile all’elettrificazione e alla gestione della ricarica nella flotta, inclusa l’installazione di wallbox presso le abitazioni dei conducenti. Tuttavia, il manager rivela che ci sono alcuni limiti nella scelta dei modelli auto, legati al fatto che Merck ha accordi con produttori selezionati che si adattano ai loro piani di gestione di una flotta sempre più sostenibile.

Riguardo alle auto ibride plug-in, Cristoph Carnier afferma che per poter esprimere un giudizio bisognerebbe prima capire qual è il loro utilizzo. Le definisce auto interessanti durante il periodo della transizione, soprattutto se hanno un’autonomia elettrica superiore a 100 km, ma sottolinea anche che la tecnologia è complicata, pesante e potrebbe non resistere nel lungo termine.

A mancare, secondo il manager, è però un sostegno fiscale da parte del Governo che sia sufficiente a permettere alle aziende di ridurre la loro impronta di CO2. Tale mancanza crea un carico di lavoro amministrativo aggiuntivo per le imprese, non solo nell’ambito automobilistico.

“Ci sono alcuni Paesi che sono stati più rapidi nella costruzione dell’infrastruttura di ricarica e hanno un programma di tassazione più semplice – fa notare Cristoph Carnier – Soprattutto in Germania la situazione diventa complessa e aumenta il carico di lavoro amministrativo, dal lato fiscale e delle buste paga. Questo potrebbe sicuramente essere migliorato, anche da noi”.

pressonlinews

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