L’università tra meritocrazia e disuguaglianze: il pensiero di Giovanni Lo Storto

Nell’articolo L’università non deve perdere l’esercizio del pensiero critico, il Direttore Generale dell’Università Luiss Guido Carli, Giovanni Lo Storto, introduce il dibattito attuale sul sistema educativo nazionale. Attraverso un semplice, ma piuttosto efficace paragone, contrappone la bellezza del prato del Palazzo Reale di Hampton Court, curato quotidianamente per cinque secoli, al “prato” piuttosto ingiallito, e in alcuni casi bruciato, del sapere umanistico e scientifico. Chi è quindi il responsabile dell’indifferenza dimostrata nei confronti di scuole e università e, più in generale, del sistema educativo? È innegabile quanto una classe dirigente poco interessata alla formazione dei giovani e ai meccanismi, ormai bloccati, del capitale umano possa pregiudicare il futuro del sistema educativo dell’intero Paese.
La meritocrazia è uno dei principali temi presi in esame. Come ricorda Giovanni Lo Storto, è stata oggetto di critica nel saggio The Rise of Meritocracy pubblicato nel 1958 da Michael Young: il sociologo britannico, delineando un’Inghilterra immaginaria in cui vigeva il criterio del merito destinato però a modellare una società ingiusta, ha voluto creare un’opera con lo scopo di descrivere gli effetti provocati dalla meritocrazia sul futuro della società britannica. Sui concetti di eccellenza e merito, chiari e condivisibili solo all’apparenza, si basa inoltre il discorso di tre studentesse della Scuola Normale Superiore di Pisa: durante la consegna dei diplomi hanno criticato e paragonato l’università a un’azienda impegnata principalmente alla massimizzazione del profitto. Le tre studentesse hanno descritto l’università come un luogo in cui “le disuguaglianze sono inasprite da un sistema concorrenziale che premia i più forti e punisce i più deboli aumentando i divari sociali e territoriali”.
I concetti di merito ed eccellenza finiscono per esasperare la competizione tra gli individui causando un ulteriore divario con tutti coloro che non fanno parte della cosidetta “eccellenza”. Le disuguaglianze, sottolinea Giovanni Lo Storto, già evidenti non solo in termini di genere, identità, etnia e religione, sono state inasprite dallo scoppio della pandemia: l’effetto del Covid-19 è stato evidente, in primis, nell’accesso all’istruzione. La digitalizzazione di scuole e università, accelerata dalla pandemia, ha infatti accentuato il divario digitale penalizzando gli studenti di alcune zone periferiche impossibilitati a fruire delle tecnologie dell’informazione.
Parlando inoltre del conflitto di opinioni e interessi sociali, dagli ideali alle utopie, come simbolo vitale di una società integrata, il Direttore della Luiss cita le parole del sociologo tedesco Aladin el-Mafaalani: “Il conflitto emerge poiché le due parti si trovano in un’interrelazione che prima non c’era. Il conflitto non è espressione di una spaccatura, perché si può spaccare solo ciò che in precedenza formava un’unità. È vero il contrario: il conflitto è espressione di una crescita comune”, Il paradosso dell’integrazione, 2019. Le università, conclude Giovanni Lo Storto, non devono perdere l’esercizio del pensiero critico. Incoraggiare il dibattito e il confronto e far tesoro delle diversità sono atti fondamentali che devono essere costantemente alimentati: “La realtà ci insegna che la Torre d’Avorio delle élite si sbriciola se resta isolata”.

Per maggiori informazioni:
https://www.corriere.it/opinioni/21_agosto_29/universita-non-deve-perdere-l-esercizio-pensiero-critico-f0436e08-08e1-11ec-92ce-f1aac6dc2317.shtml?refresh_ce

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