Claudio Andrea Gemme, Amministratore Delegato di Anas, ha indicato una direzione precisa per la sicurezza sulle strade italiane: meno interventi dettati dall’emergenza, più prevenzione, tecnologia e responsabilità condivisa. Un approccio che somiglia a un vero Piano Marshall della sicurezza stradale, fatto di investimenti, innovazione e cambiamento culturale. “La sicurezza stradale non riguarda soltanto le infrastrutture. Riguarda prima di tutto le persone, le nostre decisioni e i nostri comportamenti”, ha ricordato il manager.
Il sistema viario nasce dall’interazione tra tre componenti: l’utente della strada, il veicolo e l’infrastruttura. I rapporti internazionali, a partire da quelli dell’Ocse e di Dekra, indicano che oltre il 93% degli incidenti è causato dal comportamento umano. Le cause principali sono la distrazione alla guida, in particolare l’uso dello smartphone; la velocità elevata; la guida sotto l’effetto di alcol o sostanze stupefacenti e il mancato rispetto delle precedenze. Anche la percezione del rischio è un problema. Secondo l’ultima ricerca Anas sugli stili di guida, il 47,5% degli italiani ritiene che superare i limiti di velocità non sia pericoloso, anche se il dato è in miglioramento rispetto al 2024. Solo il 23% considera utile rispettarli e il 24% pensa che l’esperienza basti. Circa il 78% degli intervistati ha dichiarato di aver causato un incidente per un comportamento scorretto, come il mancato rispetto della distanza di sicurezza, della precedenza o un sorpasso irregolare.
Per questo, secondo Claudio Andrea Gemme, la comunicazione ha una funzione strategica: informare e sensibilizzare perché il rispetto delle regole venga percepito non come un semplice obbligo, ma come una scelta di responsabilità e uno strumento di protezione per sé e per gli altri.
Accanto al fattore umano c’è la missione di garantire infrastrutture efficienti, durature e resilienti. La trasformazione digitale permette oggi di affiancare alla manutenzione programmata sistemi di monitoraggio continuo, e l’AD di Anas la considera una delle leve principali. Il progetto di Structural Health Monitoring (SHM), avviato nel 2022 con 275 milioni di euro di fondi PNRR, punta a monitorare 850 ponti entro il 2026: rileva in tempo reale le condizioni delle opere e individua per tempo anomalie o segnali di degrado. A questo si affianca lo sviluppo delle Smart Road, con sensori lungo la rete che raccolgono dati sulle condizioni della viabilità e permettono di informare gli utenti in modo sempre aggiornato. La connessione tra veicoli e infrastruttura migliora poi la capacità di prevenzione e la rapidità di intervento, mentre il potenziamento delle sale operative consente di gestire e coordinare il traffico in modo più efficace. Un ruolo importante spetta infine ai sistemi di protezione stradale: Anas ha installato circa 30mila chilometri di barriere lungo la propria rete e prosegue la sperimentazione per migliorarne le prestazioni, con particolare attenzione alla tutela degli utenti vulnerabili. L’obiettivo è superare una logica solo reattiva ed emergenziale e adottare un approccio preventivo, basato sull’integrazione tra progettazione, manutenzione, tecnologia, ricerca e comunicazione.
Questa visione si regge su investimenti concreti. Anas gestisce una rete di circa 33mila chilometri di strade e autostrade, destinata a crescere fino a 40mila, con circa 8 milioni di transiti al giorno e oltre 19.000 tra ponti, viadotti e sovrappassi. Nel 2025 l’azienda ha investito 1,8 miliardi di euro in manutenzione programmata e straordinaria, l’11,3% in più rispetto al 2024. Gli interventi riguardano ponti, gallerie e pavimentazioni. Per Claudio Andrea Gemme la sicurezza ha anche un valore economico. Le infrastrutture sono tra i più potenti moltiplicatori di ricchezza: un punto di PIL investito genera una crescita dell’1,5% nel lungo periodo. Strade sicure e ben mantenute garantiscono continuità al sistema economico, competitività e qualità della vita. “Ma tecnologia e investimenti, da soli, non bastano”, ha concluso l’AD: servono competenze e una collaborazione stabile tra ricerca, imprese e istituzioni “per anticipare i rischi e costruire un sistema di mobilità più sicuro, intelligente e sostenibile”.
Per maggiori informazioni: