Hifood accelera l’innovazione ingredienti con Nexture

Nella sede di Hifood a Pilastro di Langhirano l’accoglienza è già un messaggio: una reception a forma di globo, piazzata al centro di una piazza interna ricca di colori, pensata per comunicare apertura e connessione. L’effetto è quello di un campus contemporaneo; non un semplice ufficio, ma un punto di scambio dove idee, competenze e sperimentazione si incontrano con una prospettiva internazionale.

Nata nel 2012 come startup, la realtà parmense ha accelerato crescita e know-how fino a diventare un riferimento nelle soluzioni ingredientistiche per l’industria alimentare. L’ingresso in CSM Ingredients e il successivo passaggio nel perimetro di Nexture hanno segnato un cambio di scala: oggi l’azienda opera come Innovation Hub dedicato al food per i partner del gruppo, una rete globale con presenza in circa 120 Paesi, migliaia di addetti e un giro d’affari che sfiora il miliardo di dollari. Un salto che ha rafforzato la vocazione all’open innovation e alla collaborazione con ecosistemi di ricerca distribuiti.

Al centro del lavoro restano gli ingredienti: focus su plant-based, approccio clean label e sviluppo di soluzioni naturali ad alto valore aggiunto, con applicazioni pensate per rispondere alle esigenze produttive e ai trend di consumo. Dal 2022, però, la missione si è ulteriormente ampliata: non solo R&D interna, ma progetti condivisi con aziende partner e nuove imprese tecnologiche, in un modello che mette insieme sperimentazione e industrializzazione. “Lavoriamo in modo sinergico con tutte le aziende di Nexture per dare concretezza a concetti innovativi attorno all’alimentazione e poi tradurli in innovazioni spesso disruptive per il mercato” spiega Emanuele Pizzigalli, tra i fondatori di Hifood e oggi responsabile ricerca e innovazione di Nexture. E aggiunge: “qui ospitiamo gruppi di lavoro che provengono da aziende partner per collaborare su progetti comuni e scambiare le conoscenze necessarie allo sviluppo di nuovi ingredienti e soluzioni”.

In questa logica si inserisce anche il programma Generate, costruito per supportare startup internazionali offrendo contesti di test e competenze applicabili a linee produttive reali. “Abbiamo dato vita al programma Generate per sostenere lo sviluppo di startup in tutto il mondo, consentendo loro di testare le loro idee di ingredienti in contesti reali di produzione. Lavoriamo oggi con numerose startup, che usano le competenze e la struttura del gruppo per applicare la loro tecnologia e insieme portiamo avanti progetti potenzialmente rivoluzionari”. Il risultato è un flusso continuo di prototipi e applicazioni che cercano di risolvere nodi concreti della filiera: disponibilità di materie prime, stabilità delle formulazioni, performance sensoriale e obiettivi di sostenibilità.

Le linee di ricerca più avanzate vanno oltre il “solo” vegetale. Tra i dossier in sviluppo ci sono alternative ai grassi tecnici tradizionali e nuovi percorsi per ingredienti ad alta pressione di domanda. “All’interno di Nexture – prosegue – due stabilimenti producono margarine e noi qui nell’open innovation, in partnership con una startup svedese, studiamo grassi tecnici in sostituzione ricavati da CO2, elettricità e acqua e non più da fonti vegetali o animali”. E sul fronte cacao: “Nel mondo del cacao, materia prima tropicale di disponibilità sempre più limitata, stiamo mettendo a punto con una startup israeliana un processo biotecnologico per produrlo ovunque”.

Accanto a questi progetti, avanzano anche soluzioni già pronte per il mercato: alternative senza uova o a ridotto contenuto di uovo per salse e bakery, pensate per garantire continuità produttiva quando la disponibilità della materia prima cala. Nel pipeline ci sono inoltre proteine di pisello texturizzate per migliorare il profilo nutrizionale dei prodotti da forno e una fibra naturale capace di ridurre l’impatto glicemico senza sacrificare la resa organolettica, tema sempre più centrale per brand e produttori.

A sostenere questa traiettoria c’è un team di ricerca e sviluppo in crescita: 13 tecnici altamente specializzati, con una presenza femminile prevalente e un dialogo costante con la comunità scientifica internazionale. È qui che Hifood costruisce il proprio posizionamento: rendere scalabili innovazioni utili, con un equilibrio tra prestazioni, sicurezza e impatto ambientale. “Dobbiamo provarci, è una sfida anche con noi stessi come singoli individui, – conclude Pizzigalli – lo dobbiamo fare per i nostri figli e per le generazioni future”.

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