Società

Paola Severino: legalità e reinserimento sociale nei progetti della Fondazione Severino. L’esempio del carcere femminile di Rebibbia ‘G. Stefanini’

Nata da un’idea di Paola Severino, già Ministro della Giustizia e oggi Vice Presidente dell’Università Luiss Guido Carli, la Fondazione Severino costruisce progetti, percorsi di formazione e di reinserimento sociale e lavorativo per persone detenute ed ex detenute, a cui è offerta anche assistenza legale pro bono per rendere effettivo il diritto alla difesa dell’imputato. Tra gli obiettivi vi è inoltre la promozione del merito, con attività di sostegno verso le studentesse e gli studenti più capaci e motivati.
Come sottolineato dalla promotrice Paola Severino, il progetto “nasce per mettere a disposizione degli altri, in particolare di soggetti svantaggiati, le mie esperienze”. Il principio ispiratore è quello della “legalità come straordinaria opportunità di inclusione sociale”, in cui l’educazione rappresenti “una leva fondamentale per combattere la piaga della corruzione, tradizionale antagonista del merito”. Sono numerosi gli ambiti in cui la Fondazione è attiva con percorsi di formazione e professionalizzazione: dai corsi per sommelier a quelli da operatore cinofilo, dai corsi di teatro e scrittura a quelli da analista finanziario. Occasioni e prospettive di inserimento che forniscono “un primo passo per trovare la forza di reagire e guardare con più fiducia al proprio futuro”, riportando le parole di Paola Severino.
Ne è un esempio il corso da sommelier realizzato a Roma nel carcere femminile di Rebibbia ‘G. Stefanini’, con 23 partecipanti che, dopo mesi di formazione, hanno ricevuto il diploma di completamento. La consegna degli attestati si è tenuta il 14 aprile ad opera del Presidente della Fondazione Italia Sommelier Franco M. Ricci: all’evento hanno partecipato anche la Professoressa Paola Severino, Presidente della Fondazione omonima, e Albano, che si è esibito nel corso della cerimonia. I percorsi offerti puntano ad agevolare anche in ambito carcerario l’educazione alla legalità, nonché un’effettiva e consapevole reintegrazione all’interno della società. Oltre alla consegna del diploma e del tastevin – uno degli strumenti del mestiere – le detenute hanno già ricevuto offerte di lavoro nel settore della ristorazione, da poter cogliere una volta terminata la pena detentiva.

Per maggiori informazioni:
https://www.gnewsonline.it/corsi-diplomi-e-campi-sportivi-quando-il-carcere-riallaccia-vite/

Samuele

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