Società

Processo Tobagi: lo Stato chiede 350 milioni come risarcimento per gli attentati subiti. L’intervento dell’avvocato Carlo Malinconico.

Al processo per il delitto Tobagi, l’attività di «Rosso» e di altre formazioni minori, sono stati ieri di scena gli avvocati dello stato. L’avvocato Maniaci, in rappresentanza della Presidenza del consiglio ha concluso il suo intervento, iniziato l’altro pomeriggio, ripercorrendo l’attività di «Rosso» a Milano e fuori città in tutti gli anni più caldi del terrorismo. Poi è stata la volta dell’avvocato Carlo Malinconico, a tutela degli interessi dei ministeri degli Interni, della Difesa, delle Poste e Telecomunicazioni e di Grazia e giustizia. A differenza di Maniaci, che si è soffermato solo su alcuni episodi specifici, i più rilevanti, Malinconico ha svolto una dettagliata dissertazione su numerosi attentati: dall’assassinio dell’inviato speciale del Corriere della Sera all’attentato al carcere di Bergamo avvenuto nel gennaio del 77. Le due arringhe dei due legali hanno occupato l’intera udienza di ieri; hanno parlato per ore nell’aula-bunker del palazzotto di piazza Filangieri, come di consueto gremito dalle decine di imputati. Divisi in gabbia Alunni, Barbone e compagni hanno ascoltato gli interventi, ma soprattutto hanno sfruttato l’occasione del processo per poter stare insieme, parlare, scambiarsi opinioni e saluti.

L’arringa sul caso Tobagi di Carlo Malinconico

Se l’intervento di Manicai ha avuto come fulcro l’attività di Rosso, la struttura di questa «organizzazione di più bande armate» – come ha precisato il legale – l’arringa di Carlo Malinconico ha avuto la sua fase più interessante quando è stato affrontato il caso Tobagi. L’assassinio del giornalista ha rappresentato fino ad ora il passo più delicato sia dell’istruttoria sia del dibattimento; ha creato polemiche anche molto aspre, coinvolto persone apparentemente estranee al processo, spaccato la pubblica opinione in due fazioni: chi crede nei mandanti all’interno del Corriere della Sera o comunque nel mondo giornalistico, e chi invece ritiene insensata questa ipotesi.

Il tema dei mandanti non poteva essere tralasciato dall’avvocato Malinconico. La posizione del legale è stata chiara: a suo parere il delitto Tobagi non maturò nell’ambiente dei giornali, ma fu solo un atto terroristico. Barbone Giordano e compagni scelsero Tobagi perché era ormai un obiettivo «storico», più volte preso di mira da formazioni terroristiche minori, come è emerso nel corso del processo. Walter Tobagi rappresentava il giornalismo a fianco delle istituzioni nella lotta al terrorismo, e per questo fu assassinato. Per l’avvocato il delitto di via Salaino ebbe ripercussioni enormi nel mondo dell’informazione. A questo proposito il legale ha riportato un passo della deposizione del generale Dalla Chiesa alla commissione Moro: in quell’occasione il generale fece presente agli effetti immediati del delitto sull’operato dei giornalisti. In taluni casi cioè, gli articoli avrebbero perso di incisività e di vigore contro le formazioni terroristiche. Il timore di nuovi attentati avrebbe quindi spinto la stampa a chiudersi, e ad esporti meno nella lotta al terrorismo. E questo, per l’avvocato Carlo Malinconico, era l’obiettivo della «Brigata 28 Marzo». Il legale ha concluso il suo intervento chiedendo un risarcimento di 350 milioni per i vari ministeri (a causa degli attentati subiti) e la condanna di tutti gli imputati.

FONTE UTILIZZATA:
Il Giornale di Milano – sabato 2 luglio 1983: “Processo Tobagi: lo Stato chiede 350 milioni come risarcimento per gli attentati subiti”

Samuele

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