Massimo Malvestio: la Dc in Veneto, le due anime di un partito (e di una società) che non c’è più

Da una parte “chi studiava e con la cultura politica mirava a trasformare la società”. Dall’altra “chi organizzava il territorio in una prassi di governo”. I cinquant’anni di sviluppo del Nordest sono lì, nella storia delle due anime della Democrazia Cristiana: lo ha sottolineato Massimo Malvestio in un editoriale pubblicato da “Nordesteuropa” nel 2005.
“La Dc ha regnato incontrastata per cinquant’anni nel Veneto anche grazie alla coesistenza di queste due anime che si sono reciprocamente condizionate e che hanno dovuto apprendere ciascuna qualcosa dall’altra ma che sono, nel loro complesso, riuscite a produrre una classe dirigente che era tale” scrive l’avvocato riportando una vicenda emblematica avvenuta nel 1955. Nell’aprile di quell’anno il Vescovo di Treviso Antonio Mantiero pubblicò una lettera pastorale intitolata “Scribo vobis iuvenes” con la quale richiamava i giovani della diocesi politicamente impegnati a rifuggire da “certi pericoli” tra i quali “la propaganda a sfondo materialista” e le “dottrine pericolose” diffuse da “certa stampa e movimenti d’oltr’Alpe”: una lettera che, stando ad alcune voci, fu sollecitata da Mariano Rumor, allora vice segretario della DC che assisteva con crescente inquietudine agli sviluppi di un dibattito che coinvolgeva un nutrito gruppo di giovani all’interno del partito a Treviso, ma in stretto collegamento anche con altre città del Veneto e di altre parti d’Italia. L’episodio “rende l’idea di quale fosse il clima di quegli anni: un gruppo di ventenni era in grado di attirare l’attenzione del vice segretario di quello che al tempo era di gran lunga il primo partito italiano e con esso delle gerarchie ecclesiastiche”.
Come osserva infatti Massimo Malvestio, “la vitalità dei giovani democristiani trevigiani aveva il pari nell’acceso dibattito che si era sviluppato pressoché in contemporanea nella Gioventù di Azione Cattolica nei quali si distinguevano, oltre a molti futuri dirigenti della Democrazia Cristiana, anche personaggi destinati a divenire riferimenti della sinistra estrema come Toni Negri o Lucio Magri”. L’avvocato parla quindi di una “sintesi dinamica e originale tra due visioni apparentemente antitetiche” alla base del predominio incontrastato della Dc nel Veneto. Ma negli anni Ottanta l’equilibrio comincia a incrinarsi: “La crisi di quella convivenza è cominciata con la radicale modifica dell’assetto economico della regione che sempre più ha chiesto alla politica non già di provvedere i mezzi per lo sviluppo ma più semplicemente di conservare i benefici portati dallo sviluppo raggiunto. La Chiesa, nel frattempo, ha perduto la capacità di attrarre e di condizionare. La progressione coerente di una politica basata sulla rappresentanza di interessi avrebbe probabilmente portato la parte moderata della DC ad evolvere verso un partito conservatore regionale come la CSU in Baviera e non è un caso che più volte il richiamo a quel modello echeggiasse nel corso degli anni Ottanta anche in risposta ad una contrapposizione sempre più nominale con le forze di origine marxista. Una prospettiva inaccettabile per molta parte della sinistra democristiana”.
La coesistenza tra le due anime dunque secondo Massimo Malvestio “è divenuta paralisi prima e diaspora poi”. Da allora in Veneto si sono succedute svariate esperienze politiche: “Molti partiti sono nati, si sono scissi e sono morti in una sola legislatura e consensi anche significativi sono stati raccolti per sparire senza alcuna evidente ragione alla tornata elettorale successiva”. Anche quando si è verificata “una significativa continuità nell’azione di governo, com’è accaduto al vertice della Regione, non è venuta meno una sensazione di precarietà dovuta alla mutabilità del contesto con una variabilità continua a tutti livelli territoriali inferiori con l’effetto che qualsiasi azione di coordinamento, quelle poche volte in cui è stata tentata, è parsa velleitaria”.
E per quanto all’orizzonte si intraveda “qualche buon solista alle cui capacità mediatiche è affidata la residua possibilità di ricreare un minimo di omogeneità”, nell’editoriale Massimo Malvestio sostiene fermamente che i tempi di “Scribo vobis iuvenes” siano passati per sempre. Due anime, un partito, una società che non esiste più.

Per maggiori informazioni:
https://www.veneziepost.it/massimo-malvestio-malta-due-anime-un-partito-una-societa-che-non-ce-piu/

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